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Luigi Russolo
L'ARTE DEI RUMORI
11 marzo 1913

Intonarumori e Rumorarmonio
Luigi Russolo
nato a Portogruaro (Venezia) nel 1885,compositore e pittore
italiano. |
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Luigi RUSSOLO
L'ARTE DEI RUMORI
11 marzo 1913
Caro
Balilla Pratella, grande musicista futurista,
a Roma, nel Teatro Costanzi affollatissimo, mentre coi miei
amici futuristi Marinetti, Boccioni, Carrà, Balla, Soffici,
Papini, Cavacchioli, ascoltavo l'esecuzione orchestrale della
tua travolgente musica futurista, mi apparve alla mente una
nuova arte che tu solo puoi creare: l'Arte dei Rumori, logica
conseguenza delle tue meravigliose innovazioni.
La vita antica fu tutta silenzio. Nel diciannovesimo secolo,
coll'invenzione delle macchine, nacque il Rumore. Oggi, il
Rumore trionfa e domina sovrano sulla sensibilità degli uomini.
Per molti secoli la vita si svolse in silenzio, o, per lo più,
in sordina. I rumori più forti che interrompevano questo
silenzio non erano né intensi, né prolungati, né variati. Poiché
se trascuriamo gli eccezionali movimenti tellurici, gli uragani,
le tempeste, le valanghe e le cascate, la natura è silenziosa.
In questa scarsità di rumori; i primi suoni che l'uomo poté
trarre da una canna forata o da una corda tesa, stupirono come
cose nuove e mirabili. Il suono fu dai popoli primitivi
attribuito agli dèi, considerato come sacro e riservato ai
sacerdoti, che se ne servirono per arricchire di mistero i loro
riti. Nacque così la concezione del suono come cosa a sé,
diversa e indipendente dalla vita, e ne risultò la musica, mondo
fantastico sovrapposto al reale, mondo inviolabile e sacro. Si
comprende facilmente come una simile concezione della musica
dovesse necessariamente rallentarne il progresso, a paragone
delle altre arti. I Greci stessi, con la loro teoria musicale
matematicamente sistemata da Pitagora, e in base alla quale era
ammesso soltanto l'uso di pochi intervalli consonanti, hanno
molto limitato il campo della musica, rendendo così impossibile
l'armonia, che ignoravano.
Il Medio Evo, con gli sviluppi e le modificazioni del sistema
greco del tetracordo, col canto gregoriano e coi canti popolari,
arricchì l'arte musicale, ma continuò a considerare il suono nel
suo svolgersi nel tempo, concezione ristretta che durò per
parecchi secoli e che ritroviamo ancora nelle più complicate
polifonie dei contrappuntisti fiamminghi. Non esisteva
l'accordo; lo sviluppo delle parti diverse non era subordinato
all'accordo che queste parti potevano produrre nel loro insieme;
la concezione infine, di queste parti era orizzontale, non
verticale. Il desiderio, la ricerca e il gusto per l'unione
simultanea dei diversi suoni, cioè per l'accordo (suono
complesso), si manifestarono gradatamente, passando dall'accordo
perfetto assonante e con poche dissonanze di passaggio, alle
complicate e persistenti dissonanze che caratterizzano la musica
contemporanea.
L'arte musicale ricercò ed ottenne dapprima la purezza la
limpidezza e la dolcezza del suono, indi amalgamò suoni diversi,
preoccupandosi però di accarezzare l'orecchio con soavi armonie.
Oggi l'arte musicale, complicandosi sempre più, ricerca gli
amalgami di suoni più dissonanti, più strani e più aspri per
l'orecchio. Ci avviciniamo così sempre più al suono-rumore.
Questa evoluzione della musica è parallela al moltiplicarsi
delle macchine, che collaborano dovunque coll'uomo. Non soltanto
nelle atmosfere fragorose delle grandi città, ma anche nelle
campagne, che furono fino a ieri normalmente silenziose, la
macchina ha creato oggi tanta varietà e concorrenza di rumori,
che il suono puro, nella sua esiguità e monotonia, non suscita
più emozione.
Per eccitare ed esaltare la nostra sensibilità, la musica andò
sviluppandosi verso la più complessa polifonia e verso la
maggior varietà di timbri o coloriti strumentali, ricercando le
più complicate successioni di accordi dissonanti e preparando
vagamente la creazione del rumore musicale. Questa evoluzione
verso il "suono-rumore" non era possibile prima d'ora.
L'orecchio di un uomo del settecento non avrebbe potuto
sopportare l'intensità disarmonica di certi accordi prodotti
dalle nostre orchestre (triplicate nel numero degli esecutori
rispetto a quelle di allora). Il nostro orecchio invece se ne
compiace, poiché è già educato dalla vita moderna, così prodiga
di rumori svariati. Il nostro orecchio però non se ne
accontenta, e reclama più ampie emozioni acustiche.
D'altra parte, il suono musicale è troppo limitato nella varietà
qualitativa dei timbri. Le più complicate orchestre si riducono
a quattro o cinque classi di strumenti, differenti nel timbro
del suono: strumenti ad arco, a pizzico, a fiato in metallo, a
fiato in legno, a percussione. Cosicché la musica moderna si
dibatte in questo piccolo cerchio, sforzandosi vanamente di
creare nuove varietà di timbri.
Bisogna rompere questo cerchio ristretto di suoni puri e
conquistare la varietà infinita dei "suoni-rumori".
Ognuno riconoscerà d'altronde che ogni suono porta con sé un
viluppo di sensazioni già note e sciupate, che predispongono
l'ascoltatore alla noia, malgrado gli sforzi di tutti i
musicisti novatori. Noi futuristi abbiamo tutti profondamente
amato e gustato le armonie del grandi maestri. Beethoven e
Wagner ci hanno squassato i nervi e il cuore per molti anni. Ora
ne siamo sazi e godiamo molto più nel combinare idealmente dei
rumori di tram, di motori a scoppio, di carrozze e di folle
vocianti, che nel riudire, per esempio, l'"Eroica" o la
"Pastorale".
Non possiamo vedere quell'enorme apparato di forze che
rappresenta un'orchestra moderna senza provare la più profonda
delusione davanti ai suoi meschini risultati acustici. Conoscete
voi spettacolo più ridicolo di venti uomini che s'accaniscono a
raddoppiare il miagolìo di un violino? Tutto ciò farà
naturalmente strillare i musicomani e risveglierà forse
l'atmosfera assonnata delle sale di concerti. Entriamo insieme,
da futuristi, in uno di questi ospedali di suoni anemici. Ecco:
la prima battuta vi reca subito all'orecchio la noia del già
udito e vi fa pregustare la noia della battuta che seguirà.
Centelliniamo così, di battuta in battuta, due o tre qualità di
noie schiette aspettando sempre la sensazione straordinaria che
non viene mai. Intanto si opera una miscela ripugnante formata
dalla monotonia delle sensazioni e dalla cretinesca commozione
religiosa degli ascoltatori buddisticamente ebbri di ripetere
per la millesima volta la loro estasi più o meno snobistica ed
imparata. Via! Usciamo, poiché non potremmo a lungo frenare in
noi il desiderio di creare finalmente una nuova realtà musicale,
con un'ampia distribuzione di ceffoni sonori, saltando a piè
pari violini, pianoforti contrabbassi ed organi gemebondi.
Usciamo!
Non si potrà obiettare che il rumore sia soltanto forte e sgradevole
all'orecchio. Mi sembra inutile enumerare tutti i rumori tenui e
delicati, che danno sensazioni acustiche piacevoli.
Per convincersi poi della varietà sorprendente dei rumori, basta
pensare al rombo del tuono, ai sibili del vento, allo scrosciare
di una cascata, al gorgogliare d'un ruscello, ai fruscii delle
foglie, al trotto d'un cavallo che s'allontana, ai sussulti
traballanti d'un carro sul selciato e alla respirazione ampia,
solenne e bianca di una città notturna, a tutti i rumori che
fanno le belve e gli animali domestici e a tutti quelli che può
fare la bocca dell'uomo senza parlare o cantare.
Attraversiamo una grande capitale moderna, con le orecchie più
attente che gli occhi, e godremo nel distinguere i risucchi
d'acqua, d'aria o di gas nei tubi metallici, il borbottìo dei
motori che fiatano e pulsano con una indiscutibile animalità, il
palpitare delle valvole, l'andirivieni degli stantuffi, gli
stridori delle seghe meccaniche, i balzi dei tram sulle rotaie,
lo schioccar delle fruste, il garrire delle tende e delle
bandiere. Ci divertiremo ad orchestrare idealmente insieme il
fragore delle saracinesche dei negozi, le porte sbatacchianti,
il brusio e lo scalpiccìo delle folle, i diversi frastuoni delle
stazioni, delle ferriere, delle filande, delle tipografie, delle
centrali elettriche e delle ferrovie sotterranee.
Né bisogna dimenticare i rumori nuovissimi della guerra moderna.
Recentemente il poeta Marinetti, in una sua lettera dalle
trincee bulgare di Adrianopoli, mi descriveva con mirabili
parole in libertà l'orchestra di una grande battaglia:
ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrare spazio con un
accordo ZANG-TUMB-TUUUMB ammutinamento di 500 echi per
azzannarlo sminuzzarlo sparpagliarlo all'infinito Nel centro di
quei ZANG-TUMB-TUUUMB spiaccicati ampiezza 50 chilometri
quadrati balzare scoppi tagli pugni batterie a tiro rapido
Violenza ferocia regolarità questo basso grave scandere gli
strani folli agitatissimi acuti della battaglia Furia affanno
orecchie occhi narici aperti! attenti! forza! che gioia vedere
udire fiutare tutto tutto taratatatata delle mitragliatrici
strillare a perdifiato sotto morsi schiaffi traak-traak frustate
pic-pac-pum-tumb bizzarrie salti altezza 200 metri della
fucileria Giù giù in fondo all'orchestra stagni diguazzare buoi
buffali pungoli carri pluff plaff impennarsi di cavalli flic
flac zing zing sciaaack ilari nitriti iiiiiiii scalpiccii
tintinnii 3 battaglioni bulgari in marcia croooc-craaac (lento)
Sciumi Maritza o Karvavcna ZANG-TUMB-TUUMB toctoctoctoc(rapidissimo)croooc-craaac
(lento) grida degli ufficiali sbatacchiare come piatti d'ottone
pan di qua paack di là BUUUM cing ciak (presto)
ciaciacia-ciaciaak su giù là là intorno in alto attenzione sulla
testa ciaack bello! Vampe vampe vampe vampe vampe
vampe ribalta dei forti laggiù dietro quel fumo Sciukri Pascià
comunica telefonicamente con 27 forti in turco in tedesco allò!
Ibraim!! Rudolf! allò! allò! attori ruoli echi suggeritori
scenari di fumo foreste applausi odore di fieno fango sterco non
sento più i miei piedi gelati odore di salnitro odore di marcio
Timpani flauti clarini dovunque basso alto uccelli cinguettare
beatitudine ombrie cip-cip-cip brezza verde mandre
don-dan-don-din bèèèè Orchestra i pazzi bastonano i professori
d'orchestra questi bastonatissimi suonare suonare Grandi fragori
non cancellare precisare ritagliandoli rumori più piccoli
minutissimi rottami di echi nel teatro ampiezza 300 chilometri
quadrati Fiumi Maritza Tungia sdraiati Monti Ròdopi ritti alture
palchi loggione 2000 sharpnels sbracciarsi esplodere fazzoletti
bianchissimi pieni d'oro srrrrrrrrr-TUMB-TUMB 2000 granate
protese strappare con schianti capigliature nerissime
ZANG-srrrrr-TUMB-TUMB-ZANG-TUMB-TUUMB l'orchestra dei rumori di guerra gonfiarsi sotto
una nota di silenzio tenuta nell'alto cielo pallone sferico
dorato che sorveglia i tiri".
Noi vogliamo intonare e regolare armonicamente e ritmicamente questi
svariatissimi rumori. Intonare i rumori non vuol dire togliere
ad essi tutti i movimenti e le vibrazioni irregolari di tempo e
d'intensità, ma bensì dare un grado o tono alla più forte e
predominante di queste vibrazioni. Il rumore infatti si
differenzia dal suono solo in quanto le vibrazioni che lo
producono sono confuse ed irregolari, sia nel tempo che nella
intensità. Ogni rumore ha un tono, talora anche un accordo che
predomina nell'insieme delle sue vibrazioni irregolari. Ora, da
questo caratteristico tono predominante deriva la possibilità
pratica di intonarlo, di dare cioè ad un dato rumore non un solo
tono ma una certa varietà di toni, senza perdere la sua
caratteristica, voglio dire il timbro che lo distingue. Così
alcuni rumori ottenuti con un movimento rotativo possono offrire
un'intera scala cromatica ascendente o discendente, se si
aumenta o diminuisce la velocità del movimento.
Ogni manifestazione della nostra vita è accompagnata dal rumore.
Il rumore è quindi famigliare al nostro orecchio, ed ha il
potere di richiamarci immediatamente alla vita stessa. Mentre il
suono, estraneo alla vita, sempre musicale, cosa a sé, elemento
occasionale non necessario, è divenuto ormai per il nostro
orecchio quello che all'occhio è un viso troppo noto, il rumore
invece, giungendoci confuso e irregolare dalla confusione
irregolare della vita, non si rivela mai interamente a noi e ci
serba innumerevoli sorprese. Siamo certi dunque che scegliendo,
coordinando e dominando tutti i rumori, noi arricchiremo gli
uomini di una nuova voluttà insospettata. Benché la
caratteristica del rumore sia di richiamarci brutalmente alla
vita, l'Arte dei rumori non deve limitarsi ad una riproduzione
imitativa. Essa attingerà la sua maggiore facoltà di emozione
nel godimento acustico in sé stesso, che l'ispirazione
dell'artista saprà trarre dai rumori combinati.
Ecco le 6 famiglie di rumori dell'orchestra futurista che
attueremo presto, meccanicamente:
1 Rombi, Tuoni, Scoppi, Scrosci, Tonfi, Boati;
2 Fischi, Sibili, Sbuffi;
3 Bisbigli, Mormorii, Borbottii, Brusii, Gorgoglii;
4 Stridori, Scricchiolii, Fruscii, Ronzii, Strepitii,
Stropiccii;
5 Rumori ottenuti a percussione su metalli, legni, pelli,
pietre, terrecotte ecc.;
6 Voci di animali e di uomini: Gridi, Strilli, Gemiti, Urla,
Ululati, Risate, Rantoli, Singhiozzi.
In questo elenco abbiamo racchiuso i più caratteristici fra i
rumori fondamentali; gli altri non sono che le associazioni e le
combinazioni di questi. I movimenti ritmici di un rumore sono
infiniti. Esiste sempre, come per il tono, un ritmo
predominante, ma attorno a questo altri numerosi ritmi secondari
sono pure sensibili.
CONCLUSIONI
1. I musicisti futuristi devono allargare ed arricchire sempre
più il campo dei suoni. Ciò risponde a un bisogno della nostra
sensibilità. Notiamo infatti nei compositori geniali d'oggi una
tendenza verso le più complicate dissonanze. Essi,
allontanandosi sempre più dal suono puro, giungono quasi al
suono-rumore. Questo bisogno e questa tendenza non potranno
essere soddisfatti che coll'aggiunta e la sostituzione dei
rumori ai suoni.
2. I musicisti futuristi devono sostituire alla limitata varietà
dei timbri degl'istrumenti che l'orchestra possiede oggi,
l'infinita varietà di timbri dei rumori, riprodotti con appositi
meccanismi.
3. Bisogna che la sensibilità del musicista, liberandosi dal
ritmo facile e tradizionale, trovi nei rumori il modo di
ampliarsi e rinnovarsi, dato che ogni rumore offre l'unione dei
ritmi più diversi, oltre a quello predominante.
4. Ogni rumore avendo nelle sue vibrazioni irregolari un tono
generale predominante, si otterrà facilmente nella costruzione
degli strumenti che lo imitano una varietà sufficientemente
estesa di toni, semitoni e quarti di toni. Questa varietà di
toni non toglierà a ogni singolo rumore le caratteristiche del
suo timbro, ma ne amplierà solo la tessitura o estensione.
5. Le difficoltà pratiche per la costruzione di questi strumenti
non sono gravi. Trovato il principio meccanico che dà un rumore,
si potrà mutarne il tono regolandosi sulle stesse leggi generali
dell'acustica. Si procederà per esempio con la diminuzione o
l'aumento della velocità, se lo strumento avrà un movimento
rotativo, e con una varietà di grandezza o di tensione delle
parti sonore, se lo strumento non avrà movimento rotativo.
6. Non sarà mediante una successione di rumori imitativi della
vita, bensì mediante una fantastica associazione di questi
timbri vari e di questi ritmi vari, che la nuova orchestra
otterrà le più complesse e nuove emozioni sonore. Perciò ogni
strumento dovrà offrire la possibilità di mutare tono, e dovrà
avere una più o meno grande estensione.
7. La varietà dei rumori è infinita. Se oggi, mentre noi
possediamo forse mille macchine diverse, possiamo distinguere
mille rumori diversi, domani, col moltiplicarsi di nuove
macchine, potremo distinguere dieci, venti, o trentamila rumori
diversi, non da imitare semplicemente ma da combinare secondo la
nostra fantasia.
8. Invitiamo dunque i giovani musicisti geniali e audaci ad
osservare con attenzione continua tutti i rumori, per
comprendere i vari ritmi che li compongono, il loro tono
principale e quelli secondari. Paragonando poi i timbri vari dei
rumori ai timbri dei suoni, si convinceranno di quanto i primi
sono più numerosi dei secondi. Questo ci darà non solo la
comprensione ma anche il gusto e la passione dei rumori. La
nostra sensibilità moltiplicata, dopo essersi conquistati degli
occhi futuristi avrà finalmente delle orecchie futuriste. Così i
motori e le macchine delle nostre città industriali potranno un
giorno essere sapientemente intonati, in modo da fare di ogni
officina una inebbriante orchestra di rumori.
Caro Pratella, io sottopongo al tuo genio futurista queste mie
constatazioni, invitandoti alla discussione. Non sono musicista;
non ho dunque predilezioni acustiche, né opere da difendere.
Sono un pittore futurista che proietta fuori di sé in un'arte
molto amata la sua volontà di rinnovare tutto. Perciò più
temerario di quanto potrebbe esserlo un musicista di
professione, non preoccupandomi della mia apparente incompetenza
e convinto che l'audacia abbia tutti i diritti e tutte le
possibilità, ho potuto intuire il grande rinnovamento della
musica mediante l'Arte dei Rumori.
Luigi Russolo
Luigi Russolo (Portogruaro 1885 - Cerro di
Laveno Varese 1947) è stato un compositore e pittore italiano.
Fin da bambino cresciuto in un famiglia di musicisti, il padre,
organista al duomo di Portogruaro e direttore della Schola
Cantorum di Latisana, i fratelli, diplomati al conservatorio.
Stabilitosi a Milano nel 1901 frequenta l'Accademia di Belle
Arti di Brera, partecipando in quel periodo al restauro del
Cenacolo di Leonardo a Santa Maria delle Grazie.
Inizialmente i suoi orientamenti stilistici si fondarono su una
tecnica divisionista e si caratterizzarono per la scelta di
soggetti legati alla città e alla civiltà industriale,
interpretate in chiave fantastico-simbolista.
Futurista e firmatario del manifesto L'arte dei rumori (11 marzo
1913), in cui si teorizzava l'impiego del rumore nel contesto
musicale.
Visionario e precursore è considerato il primo uomo ad aver
teorizzato e praticato il concetto di musica elettronica
sostenendo che la musica doveva essere composta prevalentemente
di rumori e non di suoni armonici.
La sua musica veniva eseguita con uno strumento da lui stesso
ideato "l'Intonarumori", apparecchio meccanico capace di
sviluppare suoni disarmonici e avanguardistici subito battezzati,
nelle performances di quel movimento, "musica futurista"; nel
1922 costruì il "rumorarmonio, mezzo necessario ad amplificare
gli effetti musicali creati dall'intonarumori.
Riprese a dipingere nel 1941-42, in uno stile vagamente naif che
egli stesso definì "classico moderno". |
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La possibilité de
jeter le masque en toutes choses
est l'un des rares avantages que je trouve à vieillir.
(M.Yourcenar, "Mémoires d'Hadrien")
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The First Glocal Magazine of Archaeoaesthetics.
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The major modern and contemporary Artists and Art:
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L'Arte
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