|
Fabrizio Plessi
Mare
verticale

QUELLA
FRECCIA PIANTATA
NEL CIELO
L'opera emblema della 51. Biennale d'Arte
di Gianantonio Grosso
E' curioso che l'Italia si rappresenti in Cina con questo "Mare
Verticale", totem tecnologico di Fabrizio Plessi, scelto a emblema della 51
Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia. L'opera di Plessi, geniale nella
sua semplicità iconica, ci dice molte cose e si presta a riflessioni attente.
L'imbarcazione totemica è stata piantata al
suolo per non essere sradicata. Sembra a primo avviso un segnale di
impossibilità, di resa, oppure... La lettura verticale arresta il flusso della barca a
riprendere il mare, il fiume, quasi uno stabilirsi perpetuo sulla terra madre,
sulla terraferma, la volontà di non navigare più, di non solcare, di non andare
alla ricerca di nuovi orizzonti, nuove terre inesplorate. Ricorda la leggenda,
la lancia di Antenore, conficcata al suolo per fermare il peregrinare dei
troiani nel luogo ove sorgerà Padova, come a dire: “Questo è il Luogo prescelto”,
non vi è nulla da ricercare più in là, non serve inoltrarsi ancora, “Qui c’è
tutto”, la Terra qui è favorevole, ricca, ben costituita. Qui possiamo vivere e
perpetuarci, perché questo è il Nostro Mondo. Metafora di un’umanità che sceglie
la terra per esserci, non per inquinarla o distruggerla, non per offenderla, ma
per difenderla. Ecco allora che Plessi lancia un’ulteriore messaggio. Il mare
verticale, scorre all’interno della barca-uomo, dell’arca-umanità. Lo scorrere
del mare virtuale in un flusso verticale anziché orizzontale ci avverte che la
vera ricerca, il vero mare, è all’interno di noi stessi, della nostra barca e
che la vera evoluzione della specie è una evoluzione interiore, un’evoluzione
dello stato di coscienza che permette all’uomo di alzare la testa al cielo e
contemplare la galassia, un fulmine di Zeus piantato sulla Terra, ma proteso
verso l’infinito. Grazie Plessi. |