Dal "Ciclo di Fred"

 

 

Walperto Canonica

Missione a Fiesole

(1981)

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Rendez-vous

 

Missione a Fiesole

 

 

 

R

idendo e scherzando s’era fatto pomeriggio, ma non si poteva certo dire che fosse in ritardo. Appoggiato al Monumento all’Ignoto Carabiniere, Fred rimuginava sul tempo perduto mentre ripassava ancora una volta il paesaggio arcuato dell’autunno fiesolano. Bisogna tuttavia aggiungere che, se Fred si trovava in quel posto in quel determinato momento e, naturalmente, un motivo ce l’avrebbe pur dovuto avere, sebbene come pure immotivatamente, comunque: investigatore privato, servizio informazioni industriali.

La comitiva nipponico-turistica procedeva floreale equipaggiata di nichelate nikoncanon scattanti di febbrili otturatori, guidata caparbia da guida ciceroniana d’annunzioversificando lungo il pendio collinare – boschereccio. Il momento buono era dunque forse propinquo all’appuntamento: in effettiva, un nippoturista malamente truccato come tale su cui occhio vigili vigile di Fred già s’era insospettito; “questo è il mio uomo” risolse facendo le viste di no. Il cicero firenzese imperversava decantando il canto della cicala vespertina come pure nasuto e occhialuto fisso sul pocket attirava l’attenzione generale, nel frattempo il finto nippo profittando favorevole occasione di non essere sgamato nella mossa top secret lasciò cadere con fare non scialante pallottola attorcigliata di cartaccia da cestino mancato, penserebbe l’astuto lettore, se non altrimenti Fred sapesse essere per lui diretto messaggio segreto, anche se non in codice, che immediato raccolse subitaneamente.

Il pomeriggio continuò mentre la frotta dei curiosi s’incamminava e Fred poté finalmente continuare l’opera: scartocciato il plico, lesse senza fatica, giacché la grafia era buona anche se manuale, e la lingua nota, il che molto spesso costituisce problema non dappoco nelle missioni all’estero, poiché gli agenti non sempre sono poliglotti, quando non ignoranti completi della stesa lingua madre.

Orbene, passò i sommi capi in un batter d’occhio, registrando nella memoria il percorso da compiere, e le varie scadenze, e prima di distruggere la compromettente cartaccia badò bene di imparare a memoria l’indirizzo del tedesco, il capo, quello dei soldi, via di Vincigliate 12, per le 23.00, una villa da ricchi come ce n’è tante sui fiesolani pendii. Strapazzato ed incenso il cartoccio, indi eliminate accuratamente le ceneri disperse al vento, si strofinò le mani soddisfatto e si avviò quasi fischiettando: “All’opre feconde!” decisamente partì.

C

’è un viottolo, laggiù a Fiesole, prendendo il quale dopo un’erta scoscesa di sassi da vero mulo, si girava attorno alla canonica dell’arcipretale chiesa, di sbozzata roccia vecchia costruzione se non antica: in seguito saltati due muretti come ce n’è molti proprio in quel posto si attraversava un secolare oliveto dove alcune magre capre brucavano le dure radici, maledette dai villici che se le vedono le trasformano seduta stante in tanto arrosto seppur duro, ma comunque peggio per loro.

Proprio così vagheggiava di fare Fred e così fece, risultando di trovarsi di fronte ad una casupola assai malmessa ma comunque abitata, il ché si sarebbe potuto facilmente dedurre dai panni ancora bagnati stesi ad asciugare. La porta sbrecciata in vari punti ma comunque ancora servibile all’uopo in quanto ben chiusa, era sul fianco sinistro a cui Fred sonoramente bussò. Non successe niente, quasi subito, sicché ribussò caricando l’energia finché come sempre, pulsate et aperietur vobis, si cominciarono ad udire mugolii dapprima deboli poi qualche domanda com’è d’obbligo nelle circostanze, una fessura stretta si aprì facendo comparire la faccia caprina di Beppe il campanaro.

“Ehi Fred!”

How do you do?

Scambiati frettolosi convenevoli, presto si venne al sod, come si dice nell’ambiente, anzi: “Fuori il rospo!”. Fred ricordò all’amico di vecchie glorie del quarantaquattro su cui per compiacenza sorvoleremo, che avevano comunque nesso a che fare con la storia in atto, ma solo di straforo, indi per cui si passò presto al fatto. Il vecchio Tom, e chi non se lo ricorda, già proprio lui dovrebbe essere passato tempo fa e lasciato un certo pacchetto per Fred. Non del tutto convinto ,il campanaro perplesso disse: “Collins, quel vecchio volpone non fa mai un viaggio per niente. O.K. cel’ho quel segreto pacchetto per te!” ed era anche contento perché non vedeva l’ora di sbolognarlo, in quanto lui non ci voleva avere a che fare con loschi traffici.

E fu così che , rassicuratolo che di losco non c’era granché, e come il lettore capisce, anche se c’era, come del resto c’era, non glielo avrebbe detto di sicuro al credulone e timebondo campanaro, accettò volentieri un buon fresco gotto di rosso, tanto per gradire, che poi era anche buono sul serio, e per non far insospettire il vecchio di una qualche certa macchinazione ai suoi danni.

Uscì, ma come quasi fu proprio per andarsene sgamò per un pelo due finti nippi travestiti turisti, o forse veri nippi certamente travestiti ma non certo turisti. Li vide ritrarsi svelti dietro una pianta di oleandro piantata lì per caso. “Ahi, ahi! - pensando Fred – Diavolo,  mi hanno già individuato, merda…”. Configurò certamente come vero giapponese quello primo almeno, che aveva faccia indubbiamente porcina, schiacciata come un melone marcio al posto del naso e l’espressione proprio cattiva cattiva. “Qui necessita sgattaiolare in camuffa” realizzò Fred già pregustando il gusto del seminato. E via, a gambe levate, ora lio frego io, cazzo, pensò in inglese, e si cacciò giù per un viottolo dietro il campanile pendente di Fiesole Alta. Ma, ahi, un rumore familiare di honda o, peggio, Kawasaki e i due nippi davano l’impressione di essere decisamente motorizzati. Cacciatosi sotto un provvidenziale fienile, passi per i topi ma le piattole! Due mesi ci vollero poi per toglierle, riesce a mettere nel sacco i musi gialli, così almeno pensò quando sentì passare il rombo motociclistico e poi allontanarsi, tirò un sospiro, finalmente.

Ma era solo un falso allarme, in quanto i due nippi, come i due nippi, come pareva dalle vocette antipatiche che si approssimavano al fienile, cazzo era proprio un guaio! “Deve essersi cacciato qua dentro!” pensò che due pensassero di lui celato nella paglia puzza e rancia nonché umida; ma non poteva accorgersi che trattatasi di fattoressa che s’indirizzava alla stalla per la serale mungitura, in quanto non aveva ancora imparato a distinguere il supposto giapponese parlato dai giapponesi dalle sane e bucoliche bestemmie italiche delle fattoresse fiesolane.

Di questo di cui ora vi ho detto, Fred non seppe mai, giacché stava inframmassato nel pagliume; quando calò il silenzio, svignò guardingo tra i filari azzurri e solforosi.

 

 

 

I

n un canto oscuro e puzzoso della Quaglia d’Oro, taverna rustico-caratteristica, Tom Collins sorseggiava un Bora Bora scorrendo i titoli del Trotto. Fred, naturale, entra ricompostosi in fretta dalla fuga campestre sapendo di trovare proprio quello. Non si sprecano convenevoli affettuosi tipo “Come va?” e subito ci si siede, anche perché scappare, come si sa, costa fatica e sudore e, tra l’altro, essendo anche l’ora di cena, non dispiace sedere al desco di locale italico doc.

Ma veniamo pure al dunque: Fred ordina rosticciana e torta di mele, Tom invece finocchiona con molto ketchup e peperoncino messicano altrimenti detto chili. L’affare è alle strette, cioè è il momento di chiudere i conti, intascare il malloppo e cambiare aria anche perché, a quanto pare, c’era un certo movimento, sul che Fred ne sapeva qualcosa come riferì a Tom. D’oltre oceano giungevano insistenti inviti a volatilizzarsi giacché giravano voci che anche l’FBI si stesse movendo.

Fred non pareva preoccupato ed ascoltava le nuove porgendo l’orecchio al suono dei mandolini sviolinanti dei due vecchietti sulla porta. Ordinò un gelato alla crema cui fece eco Tom con frittelle di mele e melassa. Dietro ai vetri tuttavia qualcosa semovente con indubbio berretto turistico: Diavolo, i nippi! Che non persero certo tempo ed entrarono nell’indifferenza generale e neppure badarono troppo alla forma, facendosi avanti senza un minimo di savoir faire verso il tavolaccio degli americani.

Quello con la faccia di popone schiacciato non traspariva intenzioni parlamentari e infatti Fred notò uscire dalla tasca destra assieme alla mano destra una nota Walther cal. 9 (approssimativamente) mentre l’altro si guardava intorno ed un terzo stazionava nei pressi delle porta.

Aveva tutta l’aria di un bruttissimo affare, come si dice nell’ambiente, in quanto poi Fred era pure disarmato essendogli scaduto il porto d’armi prima di partenza per missione. Il nippo tuttavia dovette pensare di mettersi al riparo quando vide comparire tra le mani di Tom un indubbio AK47 di fabbricazione sovietica. Chissà dove ce l’aveva?

I presupposti essendoci tutti per scatenare un putiferio indiavolato, questo non tardò proprio anzi una vera baraonda, di cui ora non sarebbe poi semplice ricostruire la meccanica con precisione. Basti comunque sapere che qualche minuto dopo i nostri già sulla via della fuga nel fracasso delle sirene del nostrano 113 prontamente intervenuto come sempre quando ormai un corpo esanime di nippo sfracellato da una sventagliata giaceva in una pozza vermiglia strapazzato e supino nel mezzo dell’hosteria e due ambulanze caricavano veloci feriti gravi e meno e proprietario lamentava di americani e giapponesi che non si sa più e non si sa dove s’andrà a finire e piangeva di fronte a specchiera infranta sicuro segno di rogne prossime ancora a venire che si sommavano alle presenti.

E inoltre di avere sentito all’improvviso raffica e colpi isolati e lanci di oggetti in un parapiglia di calci e pugni una volte finite le munizioni: che sfascio e chissà poi, perché le assicurazioni te li danno sì i soldi quando va bene, ma se e quando pare a loro. Insomma, un piagnisteo generale, mentre la radio sguinzagliava le pattuglie in caccia lungo i clivi fiesolani di due individui, bianchi di media statura, pericolosissimi ed armati fino ai denti.

Contati i morti, e si fece abbastanza in fretta giacché uno solo ce n’era, lasciato un malcapitato appuntato a sorbirsi le lagne ed a stendere verbali, partiva mitragliette alla mano l’ultima pantera alfetta a sirene spiegate nelle tosche tenebre ormai decisamente oscure.

 

 

(fine prima puntata)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FIESOLE

Palazzina Mangani

Palazzina Mangani, sede espositiva

del Comune di Fiesole, è stata inaugurata nel 1981 con una  mostra su Bocklin.
Specializzata nell'arte pittorica di fine Ottocento e fino alla prima metà del Novecento (Paresce, Depero, Tozzi, Hosiasson) e nella fotografia artistica con la prima Biennale Europea della Fotografia d'Autore nel 1996.
E' del 1997 la mostra dedicata all'artista tedesco HEINRICH LUDOLF VERWORNER (Lipsia 1864 - Fiesole 1927).

 

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