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ÆPOESIA

ARCHEOESTETICA

ÆPOESIA

Attanaglio Mazzacurati

 

Maledetti poeti

versi di Attanaglio Mazzacurati

 

Prefazione

di Hot Novak

 

D

i Attanaglio Mazzacurati nessuno può dire alcunché. Neppure dove sia in questo momento. E’ scomparso senza lasciar traccia. L’hanno visto, per l’ultima volta una notte, d’inverno sui viali di circonvallazione con la sua vecchia automobile rossa partire sgommando davanti ad una povera ragazza infreddolita sul marciapiede. Dove sarà finito? Sarà tornato, con la sua indole violenta e passionale, a vivere di espedienti come ha sempre fatto, piangendo di tanto in tanto sopra i versi di Rimbaud nel fracasso di una discoteca, improvvisando candidi innamoramenti per bionde egoiste e perfide, passando qua e là nei meandri della vita di coppia riveduta e corrotta in lista della spesa, ubriacandosi a tratti e fumando decine di migliaia di sigarette.

 

E

’ passato attraverso la storia, o forse meglio, la storia è passata attraverso di lui. A chi legge spetta giudicare quanto lo abbia scalfito. Lui non giudica. Piuttosto s’innamora, s’infervora, esplode in una rissa, ma non giudica. E neppure lo fanno i suoi versi a volte crudi, a volte candidi, a volte ermetici nella loro introversione. L’unica volta che l’ho incontrato, l’ho fatto per dirgli eravamo interessati al suo lavoro ed avremmo pubblicato qualcosa. Mi rispose che potevo fare quello che volevo: per lui era lo stesso. Già aveva smesso di scrivere e non l’avrebbe mai più fatto. Non n’aveva più né bisogno né voglia. Mi salutò con cortesia e se n’andò subito con la sua macchina scassata. Dove sia nato, quanti anni abbia, cos’abbia fatto nella sua vita non lo sa nessuno. Non si sa nemmeno se quest’improbabile Attanaglio (sic!) Mazzacurati sia il suo vero nome o soltanto il suo ennesimo capriccio. Ci ha lasciato una breve raccolta di liriche dal titolo eloquente: Maledetti poeti. Di lui nessuno sa nulla, ma dai versi si riescono a ricostruire a tratti sbozzati con vigore, brandelli di un personaggio, di un modo forte di sentire e vivere fino in fondo istinti e passioni.

 maggio 2003




 

 

Too much smoke in my head

 

Stavo per caricare una troia

l’altra sera sui viali.

Carina. Avrà avuto vent’anni.

Un lungo cappotto nero alla moda

e una sciarpa di lana sul viso.

Pareva un’impiegata così pulitina e gentile.

Poi ripartii, facendo un gran fumo.

Questa stronza di macchina

non mi va più, pensai in mezzo alle spie

lampeggianti da tutte le parti.

A casa, la televisione era stanca

di farmi guardare le solite cose.

Il mio amore ama fare un gran fumo

e si è pure fregata le mie sigarette.

Si diverte a giocare

ma è facile batterla

e allora si vendica, facendo un gran fumo.

Io potrei, ma non voglio, lasciarla vincere

e così mi ritrovo in mezzo al gran fumo

a contare i miei punti

a pelare le carte dal mazzo

tirando le somme.

Risultato?

Non so valutare

se ho vinto, se ho perso.

C’è troppo fumo nella mia testa.




 

 

Occhi di Pazza

 

Tu mi hai dato qualcosa,

babe

e mia hai dato tutto,

occhi piccoli e neri

occhi di pazza.




 

 

Ragazze con la puzza al naso

 

Rossa del settantacinque

oggi ho voglia di scrivere poesie.

Quando vuoi sai anche andare

bevevi come una troia

ma ti ho messo a gas per risparmiare.

Mi sei costata milioni di bestemmie

e milioni di lire italiane.

Ormai sei vecchia e lasci

mesta il passo alle fiammanti sorelle minori.

Per ora non posso cambiarti

e poi, pensarti in mano

a un africano

perché tale è il tuo destino,

oppure trasformata in un mucchio di pezzi di ricambio d’occasione.

Per te sono dannato,

troppi santi e madonne lo possono testimoniare

e tu, maledetta, ancora ti sogni

turbocompressa

sul Viale del Tramonto

a rimorchiare autostoppiste di poche pretese.

Amica cara, non mi tradire adesso

facciamogli vedere a queste stronze

come spari i tuoi cavalli sull’asfalto.




 

 

Poesia pensata al risveglio dopo una notte e whisky e tremila sigarette

 

Mi hai fatto tirare

le sei di mattina.

E non me l’hai data.

Del resto, non te l’ho

nemmeno chiesta.

 

 

Potevi capirlo, però,

dai miei occhi

che volevo scoparti

volevo volevo volevo scoparti

volevo scoparti




 

 

Novembre (sprazzo lirico extraurbano)

 

Amo la nebbia

e il vento di scirocco

e l’aria umida e ferma

il sottile profumo

di marcio

il pomeriggio

la foglia secca

a terra

il morso rallentato

di pantera

tenero e caldo

morbido

allettante

della noia




 

 

Pacco allucinante

 

Solo tu potevi farlo

tirarmi il pacco del secolo.

Ero lì mezz’ora prima

mezz’ora dopo c’ero ancora

non potevi scappare

ma ti sei ben guardata

dal farti trovare.

 

Come un calcio nei coglioni.

 

Questa bella giornata

nei tuoi grandi occhi grigi

me la sono incartata

nella tua timidezza sfacciata,

bionda e assassina.

Telefona adesso se puoi.

Solo tu

potevi farlo,

il primo pacco non si scorda mai.




 

 

Stracotto

  

Dio mio sono

stracotto.

Son le quattro di notte e

solo riesco a pensare:

dio mio sono stracotto.

A pezzi, stanco,

riesco a sopportare

perfino Prévert,

che mi fa cagare,

ma tu lo ami tanto

e io, ti amo.

Fatto

come un calzetto

finito

stracciato

ubriaco

stravolto

sconvolto

posso solo aspettare

di vedere arrivare

la tua macchina rossa

infuocata

a ridarmi la vita.




 

 

Anima strapazzata

 

Tu riesci a scaldarla

questa mia anima

strapazzata

come un fantino che perde la frusta

e arriva quarto.

Ti piaccio, mi dici

e l’avevo capito

ma tra cinque minuti

me ne dovrò andare,

un’altra pagnotta da guadagnare.

 

Una donna di quelle

che ti fanno a pezzi

che ti strappano l’anima a morsi.

Ti vedrò

coi fantasmi delle quattro di notte

con la tua violenza danzare

su questo piccolo piccolo cuore




 

 

Appunto ermetico

dopo un risveglio tardo pomeridiano

 

 Come una poesia

una fetta di me

in sezione sagittale

trasparente

come gelatina di lampone




 

 

Igneo seno

  

Sognerò

le tue tette di fuoco

ballare

al brivido del vento marino

occhi d’aquila

e corpo di lucertola

rotolare sul fianco e

la tua lingua

di pianta carnivora

scavare il fondo

di questo perduto

me stesso




 

 

Lista della spesa

 

 Due chili di carne

da brodo

e non dimenticare

l’osso

la pasta

fai quello che vuoi

ti ho già detto

un pacco di igienica carta

e spic e span

e l’ultimo libro di Bukowsky

per consolarmi

prendi anche una gomma

e i biscotti per il gatto

e non fermarti

troppo

lungo la strada

è lunga la strada in questa notte gelata, baby

ricordati le sigarette

sapone

la repubblica

il gesal per i fiori

fai quello che vuoi per la pasta

ma che siano spaghetti

mi ricordano i tempi migliori

poi costano meno

banane e castagne

e frega la polpa di granchio

Chatka

Dio mio quanta roba

non so dove metterla

ma

mi raccomando

amore

non fare rumore

quando torni ed è tardi

e ho già smesso da un pezzo di aspettarti




 

 

Pianto silenzioso di un buttafuori un po’ masochista in una discoteca troppo, troppo affollata

 

Maledetti poeti maledetti

incruditi dal cuore duro,

D U R O

così teneri, deboli e furiosi

facili al pianto e alla violenza,

torturatemi

con la lussuria dei vostri versi

e schiantate quest’anima

coi vostri metri di gioia furibonda




 

1985 - 1988

 

Maledetti Poeti

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