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ÆPOESIA

ARCHEOESTETICA

ÆPOESIA

Albert Pazza  

Dal “Ciclo di Alfred Aaron Morf”

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 Strade Senza Senso .    

un racconto di Albert Pazza, 1981

 

 a Dino Buzzati

 

 

 Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant. Tacito

  

I.

Morf indugiava nell’attesa cercando di trattenere il fiato. Sudava.

Attendeva il segnale sospeso nell’ombra notturna del lampione al mezzanino di quel largo e basso edificio oggi denominato “Aiguai”, forse in quel di Via Lame.

Era scocciato dall’atteggiamento degli “altri” che non vedeva. Era caldo.

Se ne tornò sui suoi passi. Girava allora nella tazza nera di caffè con il manico del cucchiaino ossidato. Si appollaiò sul sedile infranto, una tazza unta di crema, sedendo sul dolore nella sua stanza chiusa. Seguiva le tracce del girovagare sonnambulo per i corridoi della casa smemore di Angela Rolazzo.

Angela che non c’era più, si sente. La sua presenza che tormenta il cuore delle ombre ingannevoli, proietta sul muro del corridoio che porta alla sua camera sfatta.

On doit le savoir fair” Rimuginavo spremendomi le tempie senza tregua.

Si deve sapere cosa distruggere” Mormora Morf. Tra sé rimugina le frasi, conta le parole. Quante volte sussurra quelle lettere già scritte. E continua a sfrugugliare in quel labirinto senza fondo di ricordi accartocciati e rimossi.

Non si può, giuro, agire alla cieca. Ci sono caduto una volta, e ora basta.” Così sbatte con forza il cucchiaio in quella tazza, ribadendo la promessa fatta ad Angela e indugia. “Non prenderò mai più lo stesso abbaglio.

Il portaordini che tardava a venire invoglia al riposo di Dio. Al Sabbato o alla Domenica percorsi in assenza di un affaccendare e la cellula, quel  gruppuscolo di accoliti capeggiato da Morf, si era così assopita. Da quanto tempo attendeva oramai le disposizioni di Capo John. Non arrivava un bel nulla, da tanto. Niente ordini, niente da fare, niente dispacci, rien à faire surtout.

 Batte la mezza ancora.

Sopraggiunge inatteso, quel picchiettare anomalo, quella fretta, staccandosi dal muro con l’ombra del primo uomo, seguita dal respiro di un secondo, i fruscii del terzo e un passo sommesso dell’ultimo quarto.

Ci siamo.” Dice Peter coprendo lo spazio della sedia accanto. Morf annuisce lieve.

Peter sprofonda in un sospiro.

Quattro, solo in  quattro”.

Alla riunione più importante sono in  quattro.”

Già” Consente Morf.

Gli altri non ne vogliono sapere, come ti è stato comunicato”.

É sufficiente. Avevo chiesto e mi è stato dato: ça suffit.” Stiracchiandosi sulla poltrona e allungando il viso verso Peter steso sul tavolo circolare lo fissa tra gli occhi: “Qualche domanda, Peter?”

No, per me sta bene. Gli altri hanno dubitato. Hanno discusso a lungo. Poi siamo venuti da te perché non si vedeva una gran via d’uscita. In realtà gli altri hanno paura.” Morf si alzò sulle punte e ricadde leggero su assi ricurve.

E tu, Jeff, e tu Le Roi, non avete paura, e tu Mongo?

La polvere a lente volute ciondola curva, un insieme di stracci intrisi di sudore.

Sarà una lunga notte per tutti. Ho analizzato ampiamente i nostri modelli di azione e posso ora specificarli.

La nostra condotta è iniziata colpendo a caso, dove più sussisteva a nostro avviso la necessità di operare, dove erano visibili le tracce di contraddizioni evidenti…

Queste modalità portano a perdersi lungo fili già tesi, reti di fibre intrecciate che anche se interrotte, inspiegabilmente continuano a produrre la loro opera. Non è la punta dell’iceberg che va distrutta. Centrare il bersaglio nascosto, ecco il nostro target.

Seguendo i percorsi però a monte e a valle, avevamo raggiunto tre fondamentali scoperte, anche se di per sé insignificanti: una fonte o un recettore, uno o più canali e i loro punti di intersezione, i nodi.

Ed ecco il sensazionale: tutto, ma proprio tutto, era in relazione con tutto. Tale rivelazione mi aveva lasciato senza fiato. C’erano miliardi di connessioni in gioco, miliardi di miliardi. E noi, non ce n’eravamo accorti.

(fine prima parte)

 

 

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Strade Senza Senso

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