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Certo non erano molto buoni quegl'inquietanti involtini serviti in fretta in quel localino messicano dal dubbio gusto, pareva tanto bordello texano fin siècle.

Se non fosse stato per quel maledetto taxi mai arrivato, certo non avremo perso l'insegnamento. Non avremo perso anche quell'occasione! Lo dicevo io che non ci si può fidare dei taxisti metropolitani, sono inaffidabili, dicono che vengono, ti danno le loro coordinate e poi svaniscono nel nulla, inghiottiti da chissà quale ingorgo stradale.

- Aspetta - mi dicevi - arriva vedrai. Goditi la serata." Sì, arriva! Guarda qua, non se ne ferma uno, fanno tutti finta di essere occupati o fuori servizio. E poi le corse verso la stazione del metrò a caccia di un improbabile trasporto: ma verso quale stazione dovevamo andare, a chi chiedere, non c'era anima viva. Tutti spariti, tutto sospeso nel vuoto notturno e fosco di quei sottoscala mobili del metrò, senza nome e senza destinazione. Forse ci vogliono altre motivazioni o motivazioni più solide per non perdere gli appuntamenti col destino. Difficile dirlo adesso.

Due passi fuori dal ristorante intanto che ci preparano qualcosa di più sostanzioso. Non è male la campagna qui, rincuora la tristezza della brutta serata.

Ecco è pronto, ma perché mai queste incrostazioni nere sulla veranda verde di questo locale poco raccomandabile! Pidocchi, che schifo!Ci provo io con l'idropulitrice e sembra che qualcosa si stacchi, sì, basta insistere e si pulisce abbastanza bene, ci provi anche tu.

Va bè, che si arrangino, dopo tutto siamo venuti qui per mangiare un boccone.

Proprio indecenti questi involtini, chissà che si sbrighino con l'ordinazione, si sta meglio fuori, all'aria aperta, al tiepido sole.

da "Dreams"

Portrait

Ermanno Perinotto

corrispondente

dal fronte teatrale

 

 

Ermanno Perinotto

Quel localino messicano