PER

IL

TEATRO

CHE

NON

C'E'

 

Per il teatro che non c’è

di Francesco Panizzo

 

“Ci sono cretini che hanno visto la madonna e ci sono cretini che non hanno visto la madonna”

 

Nato dalla dissipazione della fiction, il teatro poté esordire con entusiasmo riprendendo la realtà, estraendola con rivendicazione correlando il bisogno della natura al mestiere dell’arte... 

...e fu un giorno la sua morte.

 

Il teatro della rinascita può esistere in conseguenza ad una nuova fede, ad una “nuova” ricerca che ripristina le basi atte a costituire un involucro autentico quale che sia, “non involucro” o comunità d’assieme. Comunità d’assieme appunto, meglio dire associazione di uomini che vivono lo stesso piacere per l'arte, fondamentalmente necessaria al crearsi di un movente che vuole essere innovativo, attributo quest’ultimo obbligato a sposare l’eterno per chiudere il cerchio di un successo in tema d’avanguardia teatrale.

Presupponiamo  due cause:  “Comunità d’assieme (o massa promotrice)” e “innovazione”. Esse sono sconosciute nel passato che riguarda l’esplosione di un fenomeno collettivo riuscito.

Il presagio di questo fenomeno è una prerogativa dei geni, rare lucciole estrapolate dalla notte, contrappunto nel buio silente. Questi animali notturni che prendono la loro particolare importanza dalla sostanza del nulla, vivono anche senza l’attenzione di chi li sfugge, solo chi ampia la propria percezione visiva li comprende nel raggio della sua prospettiva dunque contemplarli nello stesso istante e luogo. Il loro brillare assume candore è attrazione fra gli intervalli di vuoto il particolare lampeggio e raggiunge l’Unico.

Nell’attimo in cui presagisce il genio è già motivo di spettacolo, già la luce dei suoi occhi lampeggia qua e là, già il suo comprendere crea, il suo essere sbalordisce, già esso è uno spettacolo. Nella vita per lui basta Essere sono gli altri a notare il suo lampeggio, a costruire sotto i suoi piedi il proscenio che egli stesso attraverserà; i sipari smossi annunciano un nuovo bagliore che si ripete con l’attore nella concretezza scenica del suo avvenire Spettacolo. 

 

 

Il genio che prevede v’invita a riflettere:

 

 

“Mi sono ripetuto dimostrandolo mille e più volte che il termine attore ha il suo etimo nell’agire retorico e nemmeno per sogno nel verbo agire. E nonostante la solarità della mia lezione questi frenetici spazzini del proscenio seguitano a naufragare, dove? Nell’identità scorreggiona del teatrino occidentale, patronale, del testo a monte, prosternati davanti alla morale del senso, alla strisciante servilissima venerazione dei ruoli, all’insensatezza psicologica, alla verità verbale coniugata alla più insulsa stucchevole frenesia del moto a luogo, alla rappresentazione insomma dei codici fissato come se a tanta indecenza non provvedesse già  la virtualità della vita e non c’è soluzione perché non basta soltanto non essere ignorantissimi è non esserci che è indispensabile ma ciò è impossibile se prima non vi siete chiodati qui nella svuota crapa che l’io dell’uomo a creato dio e non viceversa, che insomma il vostro signore inquilino del super attico fra le nuvole non ha giammai risposto del proverbiale talentaccio del chi si è fatto da sé e per di più dal nulla. Il catechismo dogmatico devozionale non è zoologia ...

... fatico fatico, quanto risibile ogni esercizio teatrico di rappresentazione impregnato dell’essere dell’esserci, esserci inteso qui come il fortuito indifferente nome accettato appunto casualmente nel patos dell’eterno ritorno niciano ...

 

 

ci lascia tutti così costernati la morte a dir poco prematura del teatro, eh?

Quanti i rimpianti che lasciano inesaudite miriadi di possibilità nell’inadempire della nostra pazienza. Tappe bruciate qua e là dove un pallido risentimanto d’odio amoroso ci riporta all’assoluto, al genio ribelle, all’ultima lucciola nella notte dei sipari anzi, per salvaguardia dei persecutori diciamolo asassino di palchi.

Dal suo sguardo chino, Carmelo, piange ora più di prima l’impossibilità di un pubblico paziente costruttore di palchi, amante dei sipari. Un giorno il genio per “Bene”capì che in futuro ngli autentici geni più si sarebbe creduto, così ora a dar spettacolo nelle notti di tutto l’anno è luce artificiale data dai lampioni e forse anche Peter Brook oggi questo lo sa.